I clandestini buttati sulle strade di Mosca

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Cherkizovsky - Черкизовский рынок

La situazione con il mercato Cherkizovsky di Mosca rimane inquieta; dopo la chiusura temporanea del 29 giugno, per ragione di violazioni delle norme sanitarie e  commerciali, il 7 luglio l’attività è stata sospesa per  un periodo di tre mesi su decisione del Tribunale di Mosca.

Cherkizovsky è un mercato che serve al 90% i piccoli grossisti; si trova ad est di Mosca in un territorio di oltre 200 ettari e vi lavoravano più di 100 mila persone, la maggioranza sono immigrati cinesi e vietnamiti, in prevalenza clandestini ed adesso hanno perso il lavoro. Pertanto si teme un aumento della criminalità nella capitale russa. Molti di loro dormono per strada e non mangiano dall’11 di luglio giorno in cui, sempre per motivi sanitari, è stata chiusa la cucina da campo che consentiva almeno agli ex operai del mercato di procurarsi cibo gratuito.

La situazione porta scontento negli altri mercati della città ove i commercianti si vedono privare dall’amministrazione delle aree che avevano regolarmente affitato ma, di fatto, oggi vengono concesse a coloro che arrivano dal Cherkizovsky.

Il mercato nacque all’inizio dei anni ’90 in una grande area abbandonata. Sin dal 2001 c’era chi proponeva di chiuderla e, ben tre volte, per ragione dovute all’illegalità degli operai ed al contrabbando. Il 21 agosto del 2006 fu teatro di un episodio di razzismo: un’esplosione causò 14 vittime e 61 feriti.

Ultimamente il mercato Cherkizovsky è sotto il controllo del gruppo commerciale AST, del quale il direttore è Telman Ismailov, di cittadinanza azerbaijana, originario del gruppo ebraico “Ebrei della montagna“.

KOS

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