In Russia la posta controllata: Pura fantasia dei media e della stampa occidentale

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in Russia l’ordinanza del Ministero delle Telecomunicazioni “approvazione dei requisiti per le reti e i mezzi della comunicazione postale in esecuzione dei provvedimenti operativi, investigativi e d’indagine” è entrato in vigore martedì 21.

Di concerto, stampa e media internazionale, compresa quella italiana, esagerano dicendo che in Russia la posta potrà essere controllata senza alcuna autorizzazione giudiziaria; queste distorsioni della realtà dei fatti stanno a significare che l’occidente prosegue la cosiddetta guerra fredda contro la Russia, additandola come uno stato totalitario. Ovviamente tutto ciò non è vero.

In realtà le leggi su questo tema già esistevano. Il documento solo regolamenta rapporti ed interazione tra l’ente della posta ed i servizi che eseguono le indagini. Da ora in poi le poste russe devono garantire alle autorità competenti l’accesso alle spedizioni postali, alle informazioni sui servizi concessi, alle comunicazione postali ed anche le informazioni relative a mittenti e destinatari; oltre ciò, devono attrezzare nei posti di smistamento un ambiente per il personale degli organismi che effettuano il controllo garantendo l’accesso a chi realizza i provvedimenti investigativi, vale a dire: agenzia per gli affari interni, FSB, servizio federale della difesa, servizio investigativo militare, doganieri, servizio federale giudiziario e federali del controllo sulla circolazione degli stupefacenti.

Tuttavia, va comunque osservato, che l’accesso alle predette informazioni è realizzato solo con il provvedimento giudiziario.
Pertanto stampa e media internazionali, compresa quella italiana, altro non fanno che raccontare una flagrante menzogna riportando una notizia totalmente infondata.

I provvedimenti, per indagini sui reati gravi, sono assai simili in tutti i Paesi civili, la Russia non si distingue e non ha creato nulla di speciale; anzi altro non fa che adeguare i suoi sistemi a quelli che sono gli standard internazionali. In taluni casi l’apertura di un’indagine è fattibile anche prima del provvedimento giudiziario, però è necessario avvisarne il magistrato entro 24 ore e se questi, in altre 24 ore, non da il permesso o non consente di procedere allora bisogna interrompere l’effettuazione del predetto provvedimento investigativo.

Per quale ragione “certi” (vedi ad esempio in Italia il Giornale) media occidentali proseguono questa infinita guerra fredda? Ogni volta che parlano di Russia lo fanno inventandosi di sana pianta notizie infondate, non veritiere, usando toni critici su argomenti per i quali la realtà è ben altra!

Proprio il Giornale, a firma di Roberto Fabbri, il 17 luglio scorso pubblicava un articolo su questo argomento titolando: “Vogliamo tornare a Kabul. Non diamogliela vinta“. Il pezzo dello zelante giornalista della storica testata italiana distorce ogni verità su quanto realmente sia avvenuto in Russia con l’introduzione del provvedimento che qui ci occupa ed allude a tutta una serie di congetture nate dalla pura fantasia dell’autore. Chiederemmo a Roberto Fabbri quali siano le sue “fantomatiche” fonti russe e ove egli poi ne verifica la veridicità.

Il ministro delle Telecomunicazioni, Igor Shchyogolev, ha semplicemente firmato le disposizioni per l’attuazione pratica di alcune leggi già esistenti – ed oltretutto simili per molti aspetti a norme vigenti anche in Italia! – altro che: “la facoltà a otto strutture di forza di violare senza autorizzazione giudiziaria la segretezza della corrispondenza“.
Roberto Fabbri dovrebbe documentarsi meglio prima di scrivere certe baggianate!

E poi, caro Roberto Fabbri, sappia che Mikhail Khodorkovsky, da anni in carcere in Siberia, dimostra che in Russia la giustizia ancora funziona; da lei, in Italia, Silvio Berlusconi, del tutto paragonabile a Mikhail Khodorkovskij, circola in piena libertà, anzi! Fa il presidente del consiglio.

KOS

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