A San Pietroburgo la Mostra fotografica “I soj tornat d’estàt. Luoghi di Pier Paolo Pasolini a Casarsa”

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I soj tornat d'estàt Я вернулся летом

Ieri a San Pietroburgo nel Fontanny Dom (Casa delle Fontane) è stata aperta la mostra dei fotografi italiani “I soj tornat d’estàt. Luoghi di Pier Paolo Pasolini a Casarsa” che durerà fino al 19 ottobre. Dopo l’apertura sono state presentate alcuni relazioni sulla lingua friulana, quella nativa di Pasolini.

La Mostra Fotografica “I soj tornat d’estàt” ha viaggiato nel 2009 per buona metà di Russia, visitando le città di Mosca, Omsk, Novosibirsk, Krasnoyarsk, Ekaterinburg e poi, finalmente, ha raggiunto la Capitale del Nord, San Pietroburgo. La mostra è dedicata alla città italiana Casarsa della Delizia ed ai suoi dintorni, in cui Pier Paolo Pasolini trascorse la sua infanzia, accumulando le impressioni per i futuri lavori artistici; luogo dove oggi riposa lo scrittore regista.

Le case in pietra, le chiese, i paesaggi oscuri, la gente.. Alcune fotografie in bianco e nero sono presentate in una piccola stanza bianca della Fontanny Dom di San Pietroburgo per rappresentare l’Italia provinciale e patriarcale, mostrata senza abbellimenti.

In Russia Pasolini è sempre stato conosciuto come un regista eccezionale, ma non si sapeva la versatilità della sua persona. Recentemente si pone molto l’accento sulla sua orientazione sessuale. I rapporti che sono stati presentati oggi in occasione dell’apertura della mostra incentrano gli altri lati del genio italiano: Pasolini scrittore, poeta e filologo.

Il luogo della mostra non è stato scelto a caso. Al museo Achmatova, nella Fontanny Dom, sono già familiari i temi italiani, perché all’epoca qui Anna Achmatova leggeva ai suoi amici la Divina Commedia di Dante in originale. Qui la poeta russa ha vissuto 30 anni e scrisse molte delle sue famose poesie.

La Mostra e i Fotografi
Com’è apparsa la mostra “I soj tornat d’estàt“? Nel 1990 il Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia CRAF ha indetto il progetto fotografico “Tredici fotografie di una delle vie di Pasolini”. Tredici fotografi italiani illustrarono uno dei percorsi del grande maestro – la linea ferroviaria da Casarsa a Gemona – che è stato diviso in sezioni a seconda del numero di stazioni ferroviarie e ciascuna è stata affidata ad uno dei fotografi.

Per la mostra “I soj tornat d’estàt” sono stati selezionati i lavori di tre fotografi italiani dai tredici anzidetti: Piergiorgio Branzi, Elio Ciol e Frank Dituri.

Lo storico dell’arte e fotografo Piergiorgio Branzi (nato nel 1928) era responsabile per la rappresentazione della città di Casarsa: la vita contadina, la casa di Pasolini e di sua madre. Le foto Branzi sono di rigore e hanno una composizione equilibrata. Curiosamente lui fu il primo corrispondente televisivo occidentale a Mosca; poi per molti anni ha abbandonato la fotografia ed ha studiato pittura e grafica. Ha nuovamente preso la macchina fotografica solo per le riprese a Casarsa.

Le opere del fotografo di New York di origini italiane Frank Dituri (nato nel 1946) sono delle strisce sottili, simili a quelle della fessura della camera oscura. Egli non evita i dettagli “inutili”, che sembrano entrare nell’inquadratura per caso. Dituri gioca sui contrasti, unendo il reale con il surreale, l’evidente con il segreto.

Elio Ciol (nato nel 1929), che a sua volta viene da Casarsa, è un paesista bravissimo ed il suo mondo è l’incarnazione della bellezza e dell’armonia.

Apertura della mostra
All’apertura hanno partecipato il direttore del museo Achmatova Nina Popova e dei rappresentanti dell’Istituto Italiano di Cultura di San Pietroburgo, compreso il suo direttore Giorgio Mattioli. Purtroppo i fotografi, non erano presenti, data la loro età avanzata: due dei tre maestri già hanno raggiunto la soglia di ottant’anni.

Molti i visitatori. Dopo aver ammirato le fotografie siamo passati nella stanza accanto, più spaziosa dove, al momento, c’è una mostra dedicata al regista georgiano Otar Iosseliani. Qui tra le foto in bianco e nero dei fieri georgiani in abiti tradizionali e paesaggi della Georgia, il pubblico ha ascoltato due rapporti su un altro paese e su un altro regista, Pier Paolo Pasolini; o meglio, su uno dei dettagli importanti della sua biografia.

Svetlana Kokoshkina e Irina. Soboleva, specialisti in lingua italiana della facoltà di lettere dell’Università di San Pietroburgo, hanno preso come argomento la nativa lingua di Pasolini, lingua o dialetto friulano.

Furlan, come lo chiamano i madrelingua, è abbastanza diverso da quello italiano classico. La causa è la posizione del territorio in cui lo si parla: la regione italiana del Friuli-Venezia Giulia confina con Slovenia e Austria, perciò ad influenzare il friulano sono state le lingue tedesca e slovena, quest’ultima simile al russo. Quindi i friulani dovrebbero capirsi bene con i russi.

Dialetto o lingua? Neanche gli specialisti invitati alla mostra sono riusciti a raggiungere un accordo: Kokoshkina è sicura che si tratta di una lingua alla pari con l’italiano, Soboleva invece favorisce la variante del dialetto.

Pasolini stesso era dell’opinione che “il dialetto ha la dignità della lingua” e che il sistema dell’istruzione e dei media non dovrebbero sopprimere i dialetti a favore di una lingua ufficiale. Amava non solo il suo dialetto nativo, ma rispettava ogni dialetto. Così, in due suoi romanzi “Ragazzi di vita” e “Una vita violenta” egli usa attivamente il dialetto romano.

La Lingua friulana è stata la lingua della madre di Pasolini, della sua casa e dell’infanzia – ha detto Svetlana Kokoshkina – sapeva di poterlo utilizzare spontaneamente, senza alcuno sforzo. Pasolini credeva anche che la lingua friulana è piena della dolcezza italiana, è vergine, è più fresco e più forte di quella italiana. Il fatto della verginità della lingua friulana si spiega che essa non è stata usata in alcuna opera, non è stata toccata da nessun scrittore o poeta, fino all’intervento di Pasolini“.

La lingua friulana è la lingua dei semplici contadini locali, in contrasto con il borghese italiano, e Pasolini sempre voleva essere più vicino ai contadini, alla gente semplice. È per questo che è andato così spesso alla radio ed è diventato regista, perché per in uomo semplice è più facile ascoltare e guardare piuttosto che leggere. Il famoso scrittore italiano Alberto Moravia ha detto: “Pasolini è uno scrittore e lui è andato al cinema come scrittore, per rendere le immagini delle sue opere letterarie più chiare e comprensibili. Così egli si è sacrificato come scrittore“.

Pier Paolo Pasolini supporta la lingua friulana non solo spiritualmente, ma anche materialmente. Ha creato l’Academiuta de lengua furlana a Casarsa nel 1945 e insegnava ai locali giovani la versificazione in friulano.

Ci auguriamo di aver stimolato il vostro desiderio di conoscere meglio Pasolini come scrittore e poeta, di leggere per la prima volta o rileggere ancora le sue poesie e i romanzi“. – così hanno concluso il loro intervento Svetlana Kokoshkina e Irina Soboleva.

La mostra “I soj tornat d’estàt” durerà dal 22 settembre al 19 ottobre 2009 presso la Casa delle Fontane (Fontanny Dom), Liteyny prospekt 53. Il biglietto d’ingresso costa, per gli stranieri, 200 rubli e per i russi 50.

KOS

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