Libertà di informazione in un paese non libero: Manifestazione italiana

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Libertà d'informazione Свобода информации

Sabato 3 ottobre in Italia nella città eterna, Roma, si è svolta la manifestazione per la libertà di informazione. Degli eventi in Piazza del Popolo ha saputo tutto il mondo, anche la Russia. In diverse capitali europee come Londra, Parigi e Madrid, hanno avuto luogo delle manifestazioni parallele. Sarà quindi vero che l’informazione in Italia non è libera?

Organizzazione della manifestazione
La prima prova a favore della libertà d’informazione in Italia è la professionalità e il non aver ostacolato la dimostrazione; tutto era organizzato dai sindacati che sono ben sviluppati nel paese, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) e la Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL), nonché dai partiti di opposizione, democratici, centristi e comunisti, o meglio il Partito Democratico, l’Italia dei Valori e il Partito Rifondazione Comunista.

La professionalità dell’organizzazione s’è dimostrata nelle presenze sul palco, i due grandi schermi, i bus che han portato i partecipanti dalle città vicine, la distribuzione delle magliette con la scritta: “No al bavaglio dell’informazione!“.

Gli organizzatori dicono che i partecipanti erano più di 300 mila, la polizia ha invece detto che i partecipanti son stati circa 60 mila. In realtà, secondo alcune fonti, quell’area può ospitare comodamente circa 30 mila persone e, se ci si fa spazio, si arriva a massimo 60; ma non ai 300 mila dichiarati dagli organizzatori. In ogni caso tutto è passato in modo dignitoso, senza tafferugli, arresti o pestaggi.

Berlusconi e la libertà d’informazione
La seconda prova a favore della libertà di informazione in Italia è che pochissimi italiani pensano che sia limitata. I manifestanti accusano il Primo Ministro e “media magnate” Silvio Berlusconi per le querelle contro alcune testate e per il monopolio sui media. Tuttavia, secondo l’agenzia di ricerca sociologica “IPR Marketing”, dopo lo scandalo scoppiato dal maggio del 2009, Berlusconi ha perso il 6 percento della fiducia dei cittadini in Italia; per cui la percentuale di fiducia nel premier è scesa dal 53 al 47 percento.. che non è poco.

Gli italiani apprezzano Silvio Berlusconi non per la sua vita personale, ma per la sua politica. Non è per loro una grande vergogna che a un uomo settantenne piaccia divertirsi e che abbia detto bugie; l’importante è come se l’è cavata nel far fronte alla crisi e che il paese ancora non è crollato.
Se mettiamo a confronto le statistiche della Russia, Dmitriy Medvedev ha la fiducia dal 62 percento dei russi; mentre, al momento della sua elezione dello scorso anno, era il 49 percento del popolo russo a fidarsi di lui. Qualcuno mette in dubbio la stabilità della sua presidenza? Probabilmente nessuno. Berlusconi non è molto indietro, quindi la sua posizione idem è stabile.

TV e libertà d’informazione
L’unica cosa che può significare le restrizioni alla libertà di informazione è il potere di Berlusconi nel settore televisivo. I suoi due maggiori canali tv, Canale 5 ed Italia 1, insieme coprono il 30 percento del pubblico italiano (rispettivamente il 20 ed il 10 %). A far loro competizione sono due principali canali pubblici in Italia, RAI 1 e RAI 2 (22 % e 12 % rispettivamente), i quali parlano del primo ministro Berlusconi con toni neutri. Eppure questo non è monopolio.. La copertura della televisione pubblica è comparabile al consenso di Berlusconi.

La stampa, Internet e la libertà d’informazione
La terza prova a favore della libertà di informazione in Italia è che nel settore della stampa è molto più debole. Il più grande (nel senso di numeri) quotidiano, cioè il Corriere della Sera con una tiratura di oltre 700 mila copie, mantiene una posizione neutrale; ma il secondo giornale più letto (La Repubblica) e la rivista l’Espresso, si oppongono a Berlusconi. A contrastare questi due il Primo Ministro ha dalla sua parte il quotidiano Il Giornale, che è il quarto più popolare, i cui giornalisti cercano di proteggere il padrone (il Giornale è di proprietà Berlusconi) con articoli mordaci e favorevoli per confutare in ogni modo gli oppositori.

In Internet c’è un spettro molto vasto ed allargato di opinioni, ma il 45 % degli italiani non usa Internet e quindi nella libertà di informazione tutto ciò che ha a che vedere con la Rete, in Italia, ancora ha un ruolo secondario.

La mafia e la libertà d’informazione
Sabato, sulla scena avanti ai manifestanti, ha parlato Saviano, il giornalista italiano che ha scritto nel 2006 il libro sulla mafia “Gomorra”. Roberto Saviano da allora vive scortato e nascosto, di tanto in tanto appare in televisione e negli incontri pubblici, accompagnato dalle guardia del corpo. Questa volta (e non è la prima) ha fatto riferimento ad Anna Politkovskaya come simbolo della mancanza di libertà di stampa. Saviano ha continuato: “Qui non vengono chiusi i giornali con la polizia politica ne i giornalisti vengono arrestati, ma la libertà per cui stiamo combattendo è la serenità di raccontare, senza che il proprio privato sia utilizzato come un’arma per far tacere chi lavora“.

Scusate, ma di che parla lo scrittore Saviano nel suo libro? Della mafia. Quindi è la criminalità organizzata, non lo Stato, che cercano di farlo tacere. La sua situazione non è collegata alla censura, piuttosto ad un altro problema, quello della criminalità. Ma nessuno dei presenti in Piazza del Popolo a Roma ha detto a Saviano di aver sbagliato piazza; al contrario, tutti applaudivano.

In conclusione
Sarà vero che l’informazione in Italia non è libera? Anzi gli italiani hanno sufficiente libertà d’informazione, di scelta delle fonti. In Italia i sindacati sono ben sviluppati, compreso quello dei giornalisti in grado di organizzare interventi di rilievo. Nella televisione domina la compagnia pubblica, la stampa è impostata alla critica verso Berlusconi. Alla fine la maggioranza degli italiani non crede che ci sia alcuna minaccia alla libertà e la loro fiducia per il primo ministro è scesa significatamente.

KOS

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