Le opportunità del nulla offerte da promotori istituzionali

30 aprile 2010
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Console San Pietroburgo Direttore ICE 300x225 Le opportunità del nulla offerte da promotori istituzionali

Faiti Salvadori e Carlo Ferrari Фаити Сальвадори и Карло Феррари

Faiti Salvadori, Console generale d’Italia a San Pietroburgo e Carlo Ferrari, direttore dell’Ice, Istituto nazionale per il Commercio Estero, presso la sede del Consolato della Venezia del Nord, in una recente visita in Sicilia si sono improvvisati promotori alla ricerca di imprenditori intenzionati ad allargare i propri orizzonti commerciali in Russia. Sono stati ricevuti a braccia aperte in varie località siciliane; a far loro da spalla anche la presenza di Paolo De Marco, rappresentante della Simest, Società Italiana per le Imprese all’Estero.

Le favole siciliane o meglio; le cassate..
Il Console generale d’Italia a San Pietroburgo, Faiti Salvadori, e il direttore dell’Istituto nazionale per il Commercio Estero (ICE) del Consolato italiano, Carlo Ferrari, sono andati in Provincia di Ragusa nell’ambito di una serie di visite in Sicilia che si sono svolte dal 15 fino a domenica 18 aprile. L’obiettivo era incontrare rappresentanti locali, imprenditori e operatori economici, per avviare nuovi rapporti di partnership commerciale con la Russia e più in particolare con la città di San Pietroburgo e la regione Leningradskaya oblasti.

Cito da quanto apparso nei quotidiani; Faiti Salvadori: “Il consumatore russo di oggi gode di una disponibilità economica che gli permette di rivolgersi ai mercati europei privilegiando l’acquisto di prodotti peculiari di cui abbonda la Sicilia, come per esempio l’olio di oliva .. L’Italia è la quinta meta turistica dei russi e i presupposti per creare rapporti commerciali con le aziende italiane ci sono tutti perché gli imprenditori russi sono interessati fortemente ai prodotti locali siciliani“.

A proposito, questi giornali per qualche motivo che non so chiamano il Console “Salvatore” Faiti.

Il Comune di Ragusa si farà promotore di un incontro in città tra esperti della sezione promozione e scambi commerciali dell’ICE che opera a San Pietroburgo e le aziende italiane del settore dell’agroalimentare, dell’artigianato, immobiliare e del turismo.

Faiti Salvadori e Carlo Ferrari lavorano a San Pietroburgo da poco tempo, forse talmente poco da non essere a conoscenza del chiaro segnale che la Russia mandò agli italiani residenti nella Federazione un paio di anni or sono..

511 web20 320x240 russia segnale italia Le opportunità del nulla offerte da promotori istituzionali

Lo sfortunato caso dell’Enel
Mi domando in che maniera si può proporre agli imprenditori siciliani nonché del resto d’Italia, di consorziarsi e investire in Russia quando ancora restano in sospeso le vertenze senza risposte di chi in Russia viveva e aveva fatto investimenti, nonché dopo aver visto il flop di alcuni grandi investitori. Prendiamo di esempio ENEL con la gestione della centrale elettrica North-West Thermal Power Plant, sita in San Pietroburgo, dal 2004 fino a 2007. Nel 2006 fu inaugurato il secondo gruppo però mai entrato in funzione fino al 2009 per mancanza di materia prima per il suo regolare esercizio; il Gas! Gestire in Russia una centrale termoelettrica e non avere approvvigionamento di gas è come dire: impiantare un’industria di surgelati al polo nord e non avere ghiaccio! Semplicemente è assurdo! Ma ENEL ha dimostrato che, quando nel complesso qualcosa è mal gestito, l’assurdità è possibile.

Ovviamente di questo in Italia mai se ne parlò, anzi all’epoca i quotidiani del Bel Paese sbandieravano il grande successo italiano in Russia spifferando ai quattro venti queste dichiarazioni: Piero Gnudi: “Oggi festeggiamo il completamento del secondo gruppo del North-West Thermal Power Plant. Un’opera importante che consolida i rapporti di amicizia tra i nostri due paesi, come testimonia la partecipazione alla cerimonia di inaugurazione delle autorità e dei manager russi e italiani“. Fulvio Conti: “Enel ha dimostrato ai partner e alle istituzioni russe quanto può essere proficuo un rapporto di collaborazione internazionale che ha messo a disposizione della crescita di questo grande paese l’esperienza e le capacità di una grande azienda italiana“.

Dopo questo flop taciuto per quanto possibile in Italia adesso ENEL ha intenzione di buttare altri soldi dalla finestra. In questi ultimi giorni circolano notizie su accordi con i russi per un progetto che prevede la realizzazione di un impianto nucleare da realizzarsi a Kaliningrad, territorio russo praticamente al confine con l’Unione Europea; dispacci d’agenzia, diretti da chi tira le fila del potere, proclamano: “Enel diventerà la prima compagnia straniera coinvolta nella realizzazione di una centrale nucleare in Russia; è stata sottoscritta in questi giorni un’intesa“..

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Com’è andata
Questi politicanti promotori del nulla probabilmente non hanno ben chiaro cosa è successo negli ultimi anni nei rapporti tra Russia e Italia; provo a far loro un breve riassunto:

In Russia ai tempi del Presidente Boris Eltsin, perseguendo una politica di incentivo per gli investitori esteri, venne realizzata una legge affinché tutti gli stranieri soggetti al visto potessero risiedere permanentemente in Russia fino allo scadere del suddetto permesso. Per investitori e uomini d’affari furono previsti visti annuali di tipo business e commerciali ottenibili presso i Consolati russi anche in giornata pagando un extra per l’urgenza. Sulla base di questi visti annuali, rinnovabili di volta in volta, molti italiani vissero legalmente e permanentemente in Russia; tra loro molti erano in Russia proprio per incentivare e promuovere il Made in Italy anche attraverso discreti investimenti. Ovvio che poi c’era anche chi permaneva in Federazione per ragioni diverse da quella dei rapporti commerciali consolidati; legami affettivi e ragioni che è inutile qui ora analizzare.

Tali visti erano relativamente facili da ottenere; tuttora dal punto di vista delle regole la legislazione russa (articolo 5 della Legge Federale russa n. 115 del 25 luglio 2002) non prevede, per chi soggetto al visto d’ingresso, alcun limite di permanenza se non quello dettato dallo scadere del visto. Ma Il nostro attuale Ministro degli Esteri, Franco Frattini, nel 2006 – quando era Commissario europeo per la Giustizia, la Libertà e la Sicurezza – divenne fautore di un accordo con la Federazione Russa che vietava ai nostri connazionali e ai cittadini europei di permanere in Russia per più di 90 giorni anche se in possesso di visti annuali; ovviamente il provvedimento non risparmiò chi già in Russia da lunga data!

L’accordo, camuffato con il nome fuorviante di facilitazione dei visti, di fatto fu un intervento di polizia e controllo che cacciò dalla Russia cittadini italiani e europei già stabilitisi nella Federazione da lunga data e in pianta stabile. Frattini tentò di rispedire a casa non solo gli italiani in Russia, ma anche cittadini europei trasferiti in altri Paesi tra i quali figura, per esempio, Santo Domingo.

La Russia non è per voi
Saputo quanto stava accadendo, la comunità italiana a San Pietroburgo interpellò il Console generale – all’epoca dei fatti Massimo Drei – che risultò essere all’oscuro di tutto ciò e, nonostante le richieste di chiarimenti che il Console rivolse sia alle autorità russe sia all’Ambasciata italiana a Mosca, non si riuscì ad ottenere alcuna indicazione su come la comunità italiana avrebbe dovuto affrontare il problema. Tanto meno arrivo dalle autorità risposta. Dopo breve tempo il Console Generale Massimo Drei e il direttore dell’Ice, Adriano Massone uscirono “stranamente” di scena, ufficialmente il primo per motivi di salute, mentre del secondo invece non si hanno notizie sulle ragioni del trasferimento; così di tutta la faccenda non si seppe più nulla e la comunità italiana dovette abbandonare velocemente il Paese e tutt’oggi è in attesa di risposte! Molti tra loro in Russia avevano casa di proprietà, negozio o azienda e altri investimenti e son così stati costretti ad abbandonare i propri beni.

Il provvedimento a nome di Franco Frattini non ha escluso o risparmiato neanche grandi compagnie italiane presenti in Russia con investimenti miliardari: Eni, Enel, Indesit, Ferrero, Banca Intesa e Unicredit.. danneggiandole irreparabilmente. Tutte si son trovate con i dirigenti rimpatriati e che non possono più permanere nella Federazione Russa oltre i 90 giorni. Tutto ciò significa che gli investimenti italiani adesso sono sotto il controllo dei russi e le teste italiane della dirigenza, praticamente decapitate, si succedono nel loro ruolo ogni 3 mesi, senza venir più a capo di nulla. La supplica al Presidente Medvedev da parte del GIM-unimpresa, che le rappresenta, è un chiaro segnale di totale abbandono delle istituzioni (Ministero degli Esteri, Ambasciata e Consolati) che dovrebbero in sede diplomatica e con il MID russo, intervenire per riparare alla malefatta di Franco Frattini.

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Che i nostri rappresentanti istituzionali e certi pseudo imprenditori in Russia siano dei fessi lo si sapeva già da lungo tempo! Basterebbe rileggersi attentamente alcuni passi del Dossier Mitrokhin per comprendere di che pasta sono fatti.

Ma giusto l’altro ieri Silvio Berlusconi e Vladimir Putin erano insieme; pacche sulle spalle e sorrisi sgargianti.. ecco, quelli sono i rapporti di facciata.. istituzionali; e probabilmente loro neanche sono a conoscenza di tutto questo!

GER

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