Biennale di Venezia: Vince Samuel Maoz con Lebanon e la russa Rappoport migliore attrice

Biennale Venezia 300x239 Biennale di Venezia: Vince Samuel Maoz con Lebanon e la russa Rappoport migliore attrice

Biennale Venezia Венецианский кинофестиваль

La 66-ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si è svolta dal 2 al 12 settembre 2009 nel Palazzo del cinema del Lido. Quest’anno il tema principale diventa la storia recente dei tempi tumultuosi e mutabili, come ad esempio le guerre, i colpi di stato, i conflitti politici internazionali. Emergono i nuovi registi, anche chi appena entrato nell’ambiente cinematografico.

Per i russi alla Biennale il trionfo è stato unico, ma piacevole, cioè la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile: Kseniya RAPPOPORT, film “La doppia ora” di Giuseppe CAPOTONDI (Italia)

Il film “La doppia ora” parla di una emigrante di Lubliana, Sonia, che fa la cameriera in Italia. Ad uno speed date conosce Guido, ex poliziotto, che lavora come custode in una villa; lui è un cliente fisso e per lei è la prima volta. In pochi giorni imparano a conoscersi, sono sul punto di innamorarsi, quando Guido muore improvvisamente durante una rapina nella villa che custodisce. Sonia si ritrova così da sola ad elaborare un lutto di cui non riesce a trovarne il senso.

L’attrice pietroburghese non per la prima volta partecipa nei film italiani. Nel 2006 Kseniya Rappoport ha cominciato a conquistare il cinema italiano con un ruolo principale nel film di Giuseppe Tornatore “La Sconosciuta” che le è valso il David di Donatello come migliore attrice protagonista. Altri premi la Rappoport li ha avuti per “Yuri’s Day”, sempre come migliore attrice e quest’ultimo premio, quello più significativo, la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile della Biennale veneziana.

Gli ultimi film di Kseniya Rappoport sono tutti italiani: “L’uomo che ama” di Maria Sole Tognazzi, “Italians” di Giovanni Veronesi e “La doppia ora” di Giuseppe Capotondi.

Una curiosità: Secondo il giornale italiano la Repubblica Kseniya Rappoport non merita il premio: “Una prova, la sua, non memorabile, per molti dei cronisti che hanno seguito la Mostra; premiata, forse, per il desiderio di inserire nel palmares una pellicola che ai giurati è piaciuta. O forse per dare un contentino a Medusa, presente in forze nel concorso con tre delle quattro opere made in Italy“.

Intanto la Russia e specialmente San Pietroburgo, festeggiano la vittoria della connazionale. Ancor prima del termine della Biennale il giornale russo Rossiyskaya Gazeta ha intervistato l’attrice pietroburghese:

Rossiyskaya Gazeta: Kseniya, è l’Italia a conquistarla o lei ha conquistato l’Italia?

Kseniya Rappoport: No, non c’è stata nessuna guerra tra di noi. Tutto è successo con simpatia reciproca, grazie a Dio. Qui mi offrono gli scenari solo di qualità. Forse questo spiega perché negli ultimi anni io lavoro più in Italia che in Russia. Ma questo non significa che voglio diventare un’attrice italiana e trasferirmi a vivere qui.

Rossiyskaya Gazeta: Lei già è abituata a impersonare ruoli come emigrante: l’ucraina Irena nella Sconosciuta, l’emigrante Sonia da Lubliana a “La Doppia ora”. Dica, non ha paura di diventare l’attrice di un ruolo specifico? Una tale attrice caratteristica..

Rappoport: No, perché sono io stessa a scegliere. Benché questo sia il destino dell’attore di essere scelto. Uno dei più famosi registi italiani di oggi, Giovanni Veronesi, dopo aver guardato “La sconosciuta” mi ha detto: Lei è assolutamente un attrice comica. In risposta a questa affermazione, ovviamente, non ho potuto rispondere. Pero ho fatto la parte di “Italians”, il film comico che è stato un grande successo in Italia.

RG: Ha mai incontrato gli stereotipi tipici degli italiani sui russi?

Rappoport: Uno solo: nel mese di novembre e dicembre alle riprese a Trieste, nel nord Italia c’era un vento terribile; avevo molto freddo e tutti si meravigliavano: come mai? i russi mica si congelano .. Sono resistenti al freddo.

RG: Che differenza c’è fra il set in Russia ed in Italia?

Rappoport: Immagini, che è la fine della giornata lavorativa, ma un pezzo di una scena complessa non è ancora fatto. In Russia sul set nemmeno si pone la questione se interrompere il processo o no, perché ognuno capisce che l’indomani per gli attori sarà più difficile riavere l’atmosfera gia creata.

In Italia invece si ferma tutto. E se davvero non c’è possibilità di finire domani, allora fanno “Il consiglio militare a Fili“, si riuniscono i rappresentanti di tutti i sindacati – truccatori, tecnici, costumisti – e per un lungo tempo discutono su quanto li dovrebbero pagare per lo straordinario di lavoro. Però in Italia non è come da noi, quando arrivi alle 6 del mattino alla ripresa in campo aperto e non c’è nulla, solo tu e il conducente e servono ancora una quarantina di minuti prima che arrivino tutti gli altri.

RG: Quale rima puo fare con l’Italia?

Rappoport: Rovine naturali. Le pietre tiepide. Risate. Godimento. La voce, la voce che canta. Le mani. I gesti straordinari. La terra di felicità. La luce dell’anima.

RG: Dicono che al casting ha detto che sa l’italiano, ma in verità sapeva dire solo la parola “si”.

Rappoport: Vero, tanto grande era il mio desiderio di lavorare con Tornatore e allo stesso tempo c’era una specie di pazzia, avventurismo, ecco tutto. Non posso dire che la mia ricetta va bene per tutti. Se fai ciò che ti interessa, che ti piace e lo fai a tutta forza, allora tutto verrà da se.

ALTRI PREMI DELLA BIENNALE

Il premio principale Leone d’Oro per il miglior film: lo ha ricevuto Lebanon di Samuel MAOZ (Israele, Francia, Germania)

Tratta della Prima guerra del Libano, nel giugno 1982, quando gli israeliani invasero il Libano. Il film mostra gli eventi con gli occhi di quattro ragazzi israeliani di vent’anni, paracadutisti e con il carro armato, che predono parte alla guerra.

Samuel MAOZ ha detto al pubblico del festival: “Io dedico questo lavoro alla gente in tutto il mondo che è ritornata da una guerra sana e salva. Loro lavorano, si sposano, hanno bambini, ma la memoria resta sempre nelle loro anime“.

Leone d’Argento per la migliore regia: Shirin NESHAT per il film Zanan bedoone mardan (Donne senza uomini) (Germania, Austria, Francia)

Il film racconta dell’Iran nel 1953, l’anno in cui ci fu un colpo di stato, tramato dalla CIA. Dopo seguì la Rivoluzione islamica che portò l’Iran alla formazione della repubblica islamica. Quattro donne vivono questi eventi in un bellissimo giardino di orchidee dove troveranno indipendenza, conforto e amicizia. Shirin Neshat con Donne senza uomini debutta come regista. Lei ha detto alla cerimonia:

“Questo film è dedicato al corraggio delle donne e ai cittadini dell’Iran che han preso le loro vite nelle proprie mani. Quando facevo questo film, tenevo conto del rischio. Non sapevo niente del cinema. Io ho rischiato e il messaggio principale del film tratta del coraggio. C’è un grande valore nella lotta e noi dobbiamo combattere per progredire come società e come donne”.

Premio Speciale della Giuria: Soul Kitchen di Fatih AKIN (Germania)

Il regista tedesco, di origine turca, ha già trionfato nel 2004 al festival di Berlino con il film “La sposa turca” che ha vinto l’Orso d’oro e due premi agli European Film Awards, quello per il miglior film ed il premio del pubblico.

Il suo nuovo film, Soul Kitchen, racconta la storia del giovane Zinos, proprietario di un ristorante, che non naviga in buone acque. La fidanzata si è trasferita a Shanghai, i clienti del suo “Soul Kitchen” stanno boicottando la cucina del nuovo cuoco e Zinos soffre anche di mal di schiena. Per il locale, le cose iniziano a girare nel verso giusto quando l’innovativo stile culinario comincia a venire apprezzato da un pubblico alla moda, Zinos, invece, continua a soffrire per amore. Decide quindi di andare a trovare Nadine in Cina, lasciando il ristorante in mano all’inaffidabile fratello Illias, ex-detenuto.

Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile: Colin FIRTH nel film A Single Man di Tom FORD (Usa)

L’attore britannico fa la parte di un professore inglese di 52 anni. L’azione si svolge a Los Angeles nel 1962 durante la crisi dei missili successiva all’invasione USA a Cuba. Il professore George Falconer cerca di dare un senso alla propria vita dopo la morte del suo compagno Jim.

Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente: Jasmine TRINCA nel film Il grande sogno di Michele PLACIDO (Italia)

Per Jasmine Trinca è già il secondo film girato con Michele Placido, il primo era il “Romanzo criminale”.

Il grande sogno è un film ambientato in Italia nel 1968, quando i giovani sognavano di cambiare il mondo, quando le regole venivano infrante, l’amore era libero e tutto sembrava possibile. Un triangolo amoroso: Nicola, un bel giovane pugliese, fa il poliziotto ma sogna di recitare; Laura, una ragazza della buona borghesia cattolica, brillante e appassionata studentessa che sogna un mondo senza ingiustizie; Libero, uno studente-operaio, leader del movimento studentesco che sogna la rivoluzione. La ragazza ovviamente dovrà scegliere chi dei due amare.

Osella per la miglior scenografia: Sylvie OLIVÉ del film Mr. Nobody di Jaco Van Dormael (Francia)

Osella per la migliore sceneggiatura: Todd SOLONDZ per il film Life During Wartime di Todd SOLONDZ (Usa)

Tre sorelle, sua madre e uomini che entrano nella loro vita, tutti questi personaggi combaciano, si espandono e si scontrano per creare un ritratto caleidoscopico ed emotivamente evocativo dei prigionieri dell’amore e della vita ai tempi della guerra.

KOS

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