Una ragazza russa all’Università italiana

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Люба Дышлюк Lyuba Dyshlyuk

Andare a studiare in Italia gratis è semplice, dice Lyuba Dyshlyuk, studentessa del quinto anno della Facoltà di Giornalismo dell’Università Statale di San Pietroburgo; lo sa per esperienza. Questo autunno lei lo ha trascorso a Roma, dove ha studiato presso l’Università degli Studi di Roma tre. Siccome in Italia la facoltà di giornalismo non esiste, Lyuba ha scelto di fare quel che le piace, cioè il cinema. Sei settimane di lezioni e seminari intensivi, tre libri letti in italiano, tutto questo era la preparazione con un esame. Lyuba l’ha passato molto bene: 26 punti su 30. Ci ha raccontato le sue avventure, studio, esperienze e impressioni, appena tornata a San Pietroburgo:

– Come sei andata a finire a Roma?
– Ho sognato a lungo di andare a studiare in Italia e sapevo che l’Università di San Pietroburgo ha firmato accordi con diverse università italiane. Quindi, aperto il nostro sito web universitario, ho scelto l’Università (Roma 3, perché mi piace molto la città di Roma), poi sul sito di Roma 3 ho selezionato una facoltà (filologia e filosofia) ed i corsi che mi piacevano di più; inviai un’email al curatore italiano e lui replicò positivamente. Provai con la Sapienza, ma nessuno da li mi rispose. Così decisi di fermare la mia ricerca sulla UniRoma3. In seguito mi sono rivolta al nostro dipartimento internazionale dell’Università Statale di San Pietroburgo al fine di risolvere l’iter di tutta la documentazione necessaria.

– Lo studio ti è costato qualcosa?
– Sì, e questa è una grande lacuna; gratis era solo lo studio in se, ma per il trasporto e la sistemazione ho dovuto pagare. È per questo che l’estate scorsa lavorai come interprete di inglese e svedese in Finlandia. Ma ne valeva la pena.

– E quanto hai speso per il trasporto e l’alloggio?
– Il biglietto dell’aereo, da San Pietroburgo a Roma, l’ho comprato quasi all’ultimo momento, poiché non sapevo quando sarebbe stato pronto il visto. Pertanto l’andata e ritorno è stato piuttosto costoso; 230 euro. Con la sistemazione fui fortunata; non ho dovuto cercarla. Se ne è occupata l’organizzazione Home for students, probabilmente attraverso l’incarico dell’Università italiana, offrendomi una camera in un appartamento di sei stanze a sud di Roma, vicino alla stazione della metropolitana Marconi; al costo di 350 euro.

– È stato difficile all’inizio?
– Sì, prima quasi non parlavo, chiedevo solo le cose necessarie e davo molta attenzione alla correttezza del mio linguaggio; ma nel giro di due settimane mi ero già abituata. Siccome vivevo in un appartamento con cinque italiani, la lingua italiana mi bastava. Guardavo la televisione e, tra l’altro, notai una cosa interessante: le notizie italiane si concentrano esclusivamente sugli eventi in Italia e le notizie internazionali occupano solo l’ultimo minuto. Quindi, trovandomi a Roma, non sapevo nulla di quanto stava accadendo nel mondo ed in particolare in Russia.

Mi piaceva vedere anche la versione italiana di “Chi vuol essere milionario?”. Una volta mi sono molto divertita quando il partecipante italiano, che stava già vicino al milione, non sapeva come rispondere alla domanda: «Il patronimico è il nome di chi? Santo, madre, padre..». Egli ha chiesto l’aiuto del pubblico e sai cosa hanno risposto? Il nome di un santo!

– Studiare in Italia è diverso che in Russia?
– No, non vi è quasi alcuna differenza. L’unica cosa è che all’UniRoma3 tutte le aule sono molto grandi, perciò gli oratori parlano solo con il microfono. Nel corso delle lezioni c’era molto silenzio e tanto pubblico, anche ben prima dell’inizio, quindi era necessario arrivare con una mezz’ora di anticipo per prendere posto davanti. In Italia gli studenti possono alzarsi e andarsene durante la lezione, è considerato normale; ma non ho mai udito che suonassero i cellulari in classe.

– Ti è piaciuto il corso prescelto?
– Sono andata a diverse conferenze, non solo a quella sul cinema. Ogni giorno uscivo la mattina verso le 8, massimo le 9, e rientravo dopo le 14, poi, per il resto della giornata, passeggiavo a piedi per Roma. All’UniRoma3 è stato interessante sentir parlare della letteratura russa, discutevano per lo più di Gogol. Ai corsi di cinema guardavamo i film muti europei. Ho fatto amicizia con il professor Enrico, andavamo insieme al cinema. Un’altra professoressa, laureata nelle lingue slave e che sa quindi polacco, serbo e ceco, mi scrive a volte per e-mail.

– Come è andato l’esame?
– Gli esami italiani non sono simili a quelli russi. Ci sono tre esaminatori, ognuno a sua volta ti chiede sui libri che hai letto però, a differenza con la Russia, non ci sono lunghe liste di letteratura raccomandata, ma un piccolo elenco di 3-6 libri obbligatori da leggere e sui quali prepararsi. Ogni esaminatore valuta per un massimo di 10 punti, poi tutti i punti vengono sommati; il punteggio massimo totale è 30. Ho ottenuto 26 punti. Cioe 9, 9 e 8. L’otto me lo ha dato un esaminatore che ha parlato con me del cinema russo, appena è venuto a sapere che sono russa. Dopo una lunga conversazione su Sokurov e Eisenstein, mi ha dato 8. Ancora non ho capito perché.

– Che altro hai fatto a Roma?
– Quattro volte sono andata allo stadio di calcio a vedere la squadra della Roma. Tifo per la Roma e credo che solo io a San Pietroburgo conosca l’inno della Roma a memoria. Per la mia gioia Totti segnò due gol.

– Sei andata da Roma in altre città italiane?
– Sì, sono stata a Venezia, Firenze, Bologna e Napoli. Verso nord ho viaggiato da sola col treno. A proposito, quel treno collega Siracusa a Venezia, quindi c’erano un sacco di italiani del sud, soprattutto i siciliani. Sono molto socievoli, ma per via dell’inflessione dialettale la loro lingua è incomprensibile.

Per malasorte a Venezia ho avuto una brutta sorpresa: mi hanno derubata. Soggiornavo a Venezia 4 giorni in ostello e una volta tornata dalla passeggiata ho incontrato il mio vicino australiano che mi ha detto: “Siamo stati derubati”. Beh, per fortuna non avevo lasciato nulla di importante all’ostello, tutto era con me; è un peccato però che 50 euro mi erano rimasti nella tasca di un paio di jeans rubati. I miei vicini giapponesi hanno perso del materiale di foto tecnica, ma erano assicurati.

In seguito abbiamo scoperto che le chiavi delle camere erano universali e aprivano qualsiasi porta. Abbiamo scritto una relazione sul furto e il proprietario dell’ostello ci aveva promesso di risarcirci, ma alla fine ci diede solo il costo di una notte; cioè 25 Euro. Tutti i derubati hanno ricevuto le chiamate dalle loro ambasciate; ma l’ambasciata russa per qualche motivo si dimenticò di me.

– La tua idea sugli italiani è cambiata dopo il viaggio?
– Sì, ho cominciato a capirli meglio. Sono rumorosi e aperti, facilmente iniziano una conversazione con sconosciuti. Ad esempio, se un italiano sta all’attraversamento pedonale e attende il verde e il semaforo non si accende, lui di sicuro dirà qualcosa, commenterà, bestemmierà. O se dovesse piovere e non hai un ombrello, è certo che qualcuno ti offrirà un passaggio con il suo. Vedo anche una mancanza di galanteria negli italiani, ma gli uomini sanno cucinare molto bene. I giovani sotto i trent’anni sono molto sventati e, a mio parere, nelle loro relazioni sentimentali c’è il dominio del fisico sopra lo spirituale. Tanti di loro non sono molto sviluppati, non apprezzano la propria cultura, forse perché sono già appagati da essa – in ogni angolo d’Italia si trova un’opera d’arte. Ma, in generale, ho più impressioni positive sugli italiani rispetto a quelle negativi.

– Cosa ne pensi dell’umorismo italiano visto che sei una giocatrice al KVN (Il club degli allegri ingegnosi)?
– Prevedibile e piuttosto primitivo. Gli italiani non capiscono il fenomeno russo del KVN. Ho cercato di spiegare ai miei amici, distribuendo a tutti loro una breve e ridicola replica, poi si sono esibiti uno dopo l’altro ed è venuto fuori un “benvenuto” (un termine del gioco) interessante, ma comunque il KVN resta per loro poco chiaro.

– Quando sei tornata a San Pietroburgo, ti sei dovuta riadattare?
– È stato un forte contrasto! Soprattutto perché sono andata alla Facoltà il giorno successivo. Sai com’è, la metropolitana Vasileostrovskaya, la folla, i volti cupi, nessun sorriso. Pero poco fa ho avuto possibilità di mostrare le mie capacità nella cucina italiana ai miei amici; invitando tutti loro ad una festa con la pasta al pesto. Naturalmente non è venuto simile a quello che abbiamo fatto in Italia, ma gli amici sono rimasti contenti.

KOS

per leggere “Una ragazza russa all’Università italiana” in lingua russa clicca sul titolo che segue in cirillico, нажми “Учеба в Италии не за горами” для просмотра версии на русском.

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