Luciano Bianciardi. Lo scrittore ribelle a San Pietroburgo

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Лучано Бьянчарди Luciano-Bianciardi

Ribelle e romantico, anarchico e poeta deluso, cosi era lo scrittore italiano del novecento Luciano Bianciardi. Giovedì 1 aprile a San Pietroburgo s’è tenuta una serata dedicata a questo uomo poliedrico. E’ stato dimenticato dopo la sua morte, oggi sta nuovamente riguadagnando lettori; ma in Russia Bianciardi ancora lo conoscono in pochi, poiché i suoi libri non sono stati tradotti in russo.

All’incontro con il pubblico di San Pietroburgo sono venuti la figlia dello scrittore (direttore della Fondazione Luciano Bianciardi), il compositore Alvaro Bertani, lo scrittore Cesare Vergati e Daniela Barsocchi, vice presidente dell’Associazione Italia-Russia.

Luciano Bianciardi era un uomo versatile. Il suo talento di scrittore si combinava con l’abilità d’interprete della lingua inglese, giornalista e storico. La sua attività artistica si svolse nel periodo dopo la seconda guerra mondiale, quando l’Italia era in pieno boom economico; situazione che ha motivato la scelta dei temi che inquietavano Bianciardi. Nato nella città di Grosseto di 20 mila abitanti, nel cuore di un’Italia agraria, in età adulta si trasferisce nella capitale economica del paese; Milano. Qui riflette su problemi quali l’opposizione fra la città e la provincia, il consumismo, la politica contro i cittadini, la pubblicità ipnotizzante e la perdita di umanità nella gente. Molti suoi giudizi, attuali anche oggi, hanno anticipato la loro epoca.

La serata s’è tenuta nel palazzo presso l’Associazione per i rapporti culturali con l’Italia, con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di San Pietroburgo. Nel fabbricato dell’ottocento, sulla prospettiva Liteyny al numero 60, visse il famoso scrittore russo Saltykov-Schedrin e vi passò anche Vladimir Lenin. Giovedì in una delle sue stanze, piccola e raffinatamente arredata, riempita con delle file di sedie, si sono riunite persone completamente differenti: giovani e anziani, italiani e russi, donne e uomini.

E’ curioso che proprio in questa stanza, con tende pesanti, un bel camino con sostegni in forma di figure femminili e un pianoforte nero in un angolo, qualche giorno fa è stata ripresa una scena dell’adattamento cinematografico del racconto di Bianciardi “Il complesso di Loth”, con un violoncellista di San Pietroburgo, Vladimir Gavryushov, e lo scrittore italiano Cesare Vergati.

Alla serata dedicata a Luciano Bianciardi il pubblico pietroburghese ha potuto visionare i film “La solita zuppa” e “La vita agra” creato sulle omonime opere dello scrittore.

Il cortometraggio “La solita zuppa lo ha girato il nipote di Bianciardi, Federico Di Chiara, lo scorso anno; la musica è stata scritta da Alvaro Bertani, anch’egli presente all’incontro. Non era difficile riconoscere il compositore poiché alla fine della serata non ha potuto resistere e, sollevato il coperchio del pianoforte, ha suonato una melodia lirica. Per inciso, lo scorso anno egli ha pubblicato la biografia di Luciano Bianciardi “Da Grosseto a Milano. La breve vita di Luciano Bianciardi”, dove la personalità dello scrittore viene mostrata in modo vivace, con senso di empatia e di coinvolgimento.

“La solita zuppa” è un racconto erotico del 1965; fu inizialmente condannato per impudenza e ingiuria alla religione di Stato, poi è stato assolto per mancanza di merito. La figlia dello scrittore Luciana presenta così la storia: “Come sapete, le persone hanno due necessità: mangiare e far l’amore. Sulla seconda hanno messo il tabù e sulla prima ancora no. Immaginate che tutto cambia e non sia più interdetto il tema del sesso, ma il tema del cibo. Ognuno deve scegliere un piatto e tutta la vita mangiare solo quello“.

Il protagonista è un impiegato di Milano, un uomo di famiglia. Come tutti in gioventù ha scelto un piatto unico, a cui era molto affezionato; la pappa. Ma i gusti cambiano, però la scelta ormai è fatta. Una volta decide di tradire la sua pappa e mangia di nascosto una fiorentina. Questa fantasia aiuta Bianciardi a ridere sopra l’estrema percezione delle relazioni intime, come il loro nascondersi vergognoso e un’eccessiva libertà sessuale.

Il secondo film “La vita agraè stato girato nel 1964, due anni dopo la pubblicazione del romanzo. Il personaggio principale va dalla provincia a Milano per vendicare la morte dei colleghi minatori facendo saltare in aria l’edificio della compagnia che gestiva il loro lavoro. Il film è stato girato grazie all’attore Ugo Tognazzi, che propose il romanzo ad un produttore. La pellicola venne molto diversa dal libro; è meno profonda e drammatica, ma piena di battute e di scene comiche con un lieto fine. Tuttavia Bianciardi fu soddisfatto del risultato, partecipò anche in una breve scena; sua figlia spiega: “Quando l’autore non riconosce se stesso nel film, è buona cosa. Una interpretazione letterale non significa una interpretazione bella“.

La figlia di Luciano Bianciardi, Luciana, ha creato e presiede la Fondazione Luciano Bianciardi, che possiede una biblioteca, un archivio dello scrittore, promuove in generale l’interesse pubblico alla letteratura contemporanea ed al giornalismo. Al proposito, Luciana scherza: “Non ha avuto, nel darmi nome, molta fantasia“.

Daniela Barsocchi, vice presidente dell’Associazione Italia-Russia ci ha svelato la situazione con le relazioni russo-italiane: “A Milano i corsi di lingua russa sono molto richiesti. In precedenza, quando nel 1946 la nostra associazione era appena nata, gli italiani erano affascinati dalle idee del comunismo, ora si tratta di un interesse economico: a molti la lingua russa serve per lavoro; proprio i corsi di lingua e i servizi di traduzione sono le nostre entrate principali, con cui organizziamo le manifestazioni italo-russe. A volte ci aiuta il comune. Purtroppo, da parte della Russia non vi è alcun finanziamento“.

Questo fatto pare completamente assurdo: promuovere la cultura russa senza la Russia stessa! A quanto pare, sempre senza la partecipazione russa, si terranno a Milano altri eventi associati al 100-esimo anniversario della morte del celebre scrittore russo Lev Tolstoy, nel mese di agosto di quest’anno.

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