Libia: Le verità dietro al massacro

Unita San Marco Marina militare 150x150 Libia: Le verità dietro al massacro

Спецслужбы помогают Каддафи I servizi segreti in aiuto a Gheddafi

Negli anni passati la Libia fu’ assoggettata ad embarghi internazionali ed a spuntarla è sempre stato il Rais; che Muammar Gheddafi non sia mai stato piegato dall’imperialismo angloamericano è un dato di fatto.

Quella in atto in Libia è una guerra di intelligence, di servizi segreti; ecco chi ha armato la popolazione civile e supportato la rivoluzione. In queste ore sentiamo proprio i rappresentanti di questi Paesi, specie attraverso i media, sottolineare gli stretti legami tra il regime libico e l’Italia, tra Muammar Gheddafi e Silvio Berlusconi, fingendo di non ricordare. Rievochiamogli, sinteticamente, come sono andati i loro rapporti con la Libia in questi ultimi anni. Dal 2004, anno in cui l’Unione europea ha revocato l’embargo totale alla Libia, con Gheddafi si sono inchinati e genuflessi molti Paesi, vediamoli.

Perché in ballo erano le concessioni a quattro compagnie petrolifere statunitensi, giusto l’anno scorso, il dipartimento di stato americano inviò un sottosegretario per formalizzare scuse ufficiali avanti alla tenda di un Gheddafi infuriato per le dichiarazioni di un portavoce americano che lo aveva definito “di poco buon senso”.

L’Inghilterra addirittura liberò l’agente libico Abdelbasset al-Megrahi, responsabile dell’attentato al volo di linea Pan Am 103 schiantatosi al suolo, per l’esplosione di un ordigno nella stiva, a Sherwood Crescent, Lockerbie, in Scozia; questo per avere in cambio concessioni petrolifere e sul gas.

I francesi, già nel 2006, erano pronti a rimodernare l’arsenale bellico libico con i modernissimi elicotteri Tigre ed i jet Rafale. Si dovettero però accontentare solo di dover modernizzare i vecchi Mirage F-1; proprio quegli aerei che in questi ultimi giorni vengono utilizzati dall’aviazione libica per bombardare e reprimere i rivoltosi.

Ovviamente l’Italia non è da meno; negli ultimi anni ha fornito alla Libia armamenti, passando dal valore di circa 15 milioni di euro del 2006 ai quasi 112 milioni di euro del 2009, un incremento vertiginoso!

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  • 25 comments for “Libia: Le verità dietro al massacro

    1. Guido Eugenio
      1 marzo 2011 at 01:44

      Gli Stati Uniti stanno riposizionando le forze navali nelle aeree attorno alla Libia. Lo ha dichiarato oggi il portavoce del Pentagono, colonnello David Lapan; non escludendo eventuali misure militari statunitensi per rompere la situazione di stallo creatasi tra l’esercito di Muammar Gheddafi e le forze ribelli, in lotta per il controllo delle città, e delle strade per la capitale Tripoli, dove è asserragliato Gheddafi. La cattura di ribelli, notizia riportata da città chiave, come Misurata e Zawiya, è veritiera. In effetti entrambe le città sono circondate dalle truppe libiche che controllano i collegamenti stradali con Tripoli. A Misurata l’esercito libico ha un importante vantaggio sulle forze di opposizione, detenendo il controllo del campo d’aviazione locale. Il portavoce del Pentagono ha infatti osservato che ci sono “diversi situazioni contingenti” nel Paese nordafricano dove, nella parte orientale, Muammar Gheddafi e le forze ribelli “rimangono bloccati in una tesa situazione di stallo“.
      La maggior parte degli osservatori militari ha interpretato la sua osservazione come riferita al “probabile intervento militare statunitense in Libia” per sbloccare la situazione. La conferma sta nell’imminente rafforzamento e riorganizzazione delle forze al largo delle coste libiche, con la USS Enterprise dal Mar Rosso e l’anfibio USS Kearsarge, che ha una flotta di elicotteri e circa 1800 marines a bordo.
      Questo movimento navale statunitense sembra essere confermato dal segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, che parlando a Ginevra ha detto che “nulla è fuori discussione” ma ha aggiunto “al momento non è previsto il ricorso alle forze navali contro la Libia“.

      Si legge, da fonti militari e di intelligence, che la presenza delle due navi da guerra degli Stati Uniti, di fronte alla Libia, darà l’opportunità a Washington ed ai suoi alleati per una soluzione flessibile nell’intervento militare contro Gheddafi; soluzione che dovrebbe essere vista prevalere se la situazione di stallo si sofferma troppo a lungo. Tra i 1800 marines a bordo del Kearsarge, vi sono unità particolarmente addestrate per la guerriglia o le incursioni segrete dietro le linee nemiche; avrebbero inoltre a disposizione la copertura aerea della USS Enterprise per proteggerli da eventuali attacchi libici. La loro missione primaria sarebbe quella di neutralizzare l’aviazione libica per poi avere il controllo sullo spazio aereo di quell’area. In questo scenario i ribelli non sarebbero quindi più in balia dall’attuale capacità militare libica e darebbe loro migliori possibilità di portare a termine azioni.

      L’altro piano di emergenza, in discussioni tra Washington e gli alleati europei, è la creazione di una “no-fly zone” per proteggere la popolazione dalle incursioni aeree. L’Ambasciatore americano alle Nazioni Unite, Susan Rice, ha detto che Washington sta discutendo l’intervento militare con i suoi alleati, ma determinare adesso le decisioni che saranno prese è prematuro.

      Sul fronte delle sanzioni il governo americano ha bloccato la cifra record di 30 miliardi di dollari del patrimonio libico, il maggior importo mai congelato.

    2. no-Gheddafi
      1 marzo 2011 at 12:53

      Perché dovrei prendere per buona questa vostra analisi sulla situazione in Libia, da quali fonti attingete le informazioni? Più leggo questo articolo ed il commento e più mi convinco siate voi di parte e pro Gheddafi.

    3. Guido Eugenio
      1 marzo 2011 at 18:16

      Noi siamo da una sola parte, quella della verità; ne pro e ne contro qualcuno.
      Su come si stanno svolgendo i fatti in Libia posso farle, da esempio, una analogia. A inizio agosto 2008, in piena campagna elettorale americana, risuonò su tutta la stampa mondiale e nei media online, che la Russia aveva attaccato la Georgia.
      L’avversario politico di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti, in uno show televisivo per la sua campagna, disse: “da oggi ci sentiamo tutti più georgiani“. Però, nel giro di pochi giorni, si scoprì attraverso fonti attendibili e non “di parte” che in realtà era stata la Georgia ad attaccare la popolazione inerme degli osseti; la Russia era sì intervenuta, ma per difendere quella gente.
      Tutti ricorderanno il presidente della Georgia, Sakaashvili, in televisione rassicurare l’Ossezia del sud chiamandoli fratelli, ma in verità stava già tramando e preparando quell’attacco; le forze georgiane invasero due giorni dopo.
      Sempre in rete si venne anche a sapere che l’esercito georgiano aveva il supporto di istruttori militari israeliani, americani ed europei, alcuni di questi avevano anche partecipato al massacro dei civili.

    4. no-Gheddafi
      1 marzo 2011 at 18:57

      Questo significa che per voi Barack Obama si comporta come il suo predecessore George W. Bush? Ma dai, fatemi il piacere! Che inaudita assurdità.

    5. Guido Eugenio
      1 marzo 2011 at 20:07

      Dove lo avrei detto? L’analogia di esempio era riferita a come la propaganda dei media distorse la realtà dei fatti. John McCain, candidato repubblicano, usò quella falsa notizia per la sua campagna elettorale, non Barack Obama.

      Ritornando ai fatti odierni, in Libia stanno avvenendo cose molto simili. E’ evidente la manipolazione delle informazioni ed i falsi giustizialismi, volti a creare l’ennesima “rivoluzione colorata”. Adesso un grande ruolo è svolto da Internet e dai social network, che rivelano così un volto molto pericoloso e nuovo, su come possano essere strumentalizzate le informazioni; la Rete in questo caso offre la grande opportunità per creare azioni e riunioni di protesta, così come per coordinare grandi masse.

      Nella partita libica sono in gioco gli interessi di giganti petroliferi e del gas presenti in Africa; francesi, inglesi ed americani (in netta opposizione alle due compagnie, una italiana l’altra russa), stanno tentando di tracciare, o già hanno tracciato, i confini dei propri imperi energetici. Queste multinazionali, o meglio compagnie sovranazionali, possono decidere le sorti di quei Governi che loro stesse contribuirono a creare.. Destituendo, se necessario, chi non si piega ai loro interessi economici.

      In Libia se fossero solo manifestanti o rivoluzionari a portare avanti la protesta non verrebbero attaccate le infrastrutture. Ci sono invece elementi organizzati, gruppi di specialisti, che attaccano anche obbiettivi di quel tipo; a mio avviso questa non è certo l’opera dei manifestanti e della rivolta.
      Ci sono più testimonianze che parlano di agenti operativi infiltrati, arrivati dall’Egitto e dalla Tunisia, nonché dal mare.. di addestratori militari piombati sul posto per inquadrare e guidare i ribelli, armandoli adeguatamente; istruttori arrivati in quell’area nei primi giorni di febbraio. E’ certa, ad esempio, la presenza di tre distinti gruppi inglesi di addestratori militari fin dal 3 febbraio scorso ed altri nei giorni successivi. Questi gruppi sono stati impiegati per reclutare ed inquadrare mercenari tunisini nonché giovani provenienti dalle tribù cirenaiche (tribù da sempre opposte a Gheddafi).
      Per tutto questo servono capitali, chi finanzia questa guerra? La chiamo guerra poiché di questo si tratta.
      Ed è molto probabile che siano impiegati professionisti della guerra inglesi oltre che per la loro maggiore esperienza in queste operazioni “sporche”, anche per non compromettere i rapporti, già tesi, tra l’America ed il mondo Arabo.
      Una conferma sta anche nel fatto che Gheddafi s’è trincerato a Tripoli e non ha voluto correre il rischio di uscire da quell’area, fuori della quale sa bene di essere atteso non da rivoltosi, ma da militari e professionisti della guerra.

    6. Guido Eugenio
      3 marzo 2011 at 12:52

      Chi finanzia i ribelli libici e questa guerra in Libia?

      Dopo che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha imposto sanzioni alla Libia, escludendo l’intervento militare, sono rimasti in pochi a considerare l’opzione di un intervento militare esterno:
      – Il Pentagono, ordinando anche alla nave USS Ponce di passare il canale di Suez e posizionarsi in acque libiche. Operazione giustificata per il supporto a eventuali aiuti umanitari;
      – David Cameron, primo ministro inglese, voce solitaria, che ancora continuava nel suggerire l’intervento militare in Libia da parte della coalizione Nato. S’è però dovuto ricredere, quando i suoi stessi consiglieri ed i circoli militari inglesi, gli hanno ricordato dei recenti tagli economici alle spese per la difesa britannica. Il suggerimento dei suoi consiglieri è stato quello di non continuare ad esporsi anche col chiedere l’esecuzione di una no-fly zone sui cieli libici.

      Robert Gates, segretario alla difesa americana, ha dichiarato: “Non c’è unanimità in seno alla Nato per l’impiego della forza in Libia“; ammettendo inoltre che non ci sono conferme sul massacro di civili in Libia, come sul numero delle vittime, concludendo così che con le notizie: “siamo nel pieno della speculazione“.

      Nelle ultime ore la controffensiva dell’esercito libico ha ripreso il controllo delle città strategiche della Sirte e della città di Brega. Fonti militari affermano che il controllo su Brega causerà gravi carenze di approvvigionamento di carburante ai ribelli anche nell’area est della Cirenaica.

      Muammar Gheddafi in un intervento pubblico, ripreso anche dalla televisione di stato, è apparso rilassato e sicuro di sé.

    7. Guido Eugenio
      3 marzo 2011 at 17:46

      Russia: Nessuna prova di attacchi aerei dell’aviazione libica. I satelliti russi smentiscono i raid aerei.

      Nei giorni scorsi le relazioni sulla mobilitazione in Libia di forze aeree militari contro il popolo insorto si erano diffuse molto rapidamente in tutto il mondo. I militari russi affermano, invece, che dal monitoraggio dallo spazio, attraverso satelliti, le immagini raccontano una storia ben diversa.
      Ricorderete che, ad esempio, Al Jazeera e la Bbc il 22 febbraio scorso dicevano che l’aviazione libica bombardava con i propri aerei la città di Benghazi e la capitale Tripoli. Tuttavia i russi stavano monitorando con i satelliti le agitazioni sin dall’inizio ed affermano che nulla del genere accadeva. A questo punto, secondo fonti russe, gli attacchi riportati da alcuni media sono pura invenzione poiché mai avvenuti. Le stesse fonti militari russe dicono che il monitoraggio della situazione in Libia è stato esteso attorno agli impianti petroliferi.

      (per maggiori dettagli potete visionare il video inserito nell’articolo).

    8. Guido Eugenio
      3 marzo 2011 at 21:31

      Le navi da guerra dell’Iran, presenti da giorni nel Mediterraneo, riprendono la via di casa tornando attraverso Suez nel mar Rosso.

      Le due navi da guerra iraniane stanno facendo ritorno; il 22 febbraio avevano passato il canale di Suez entrando nel Mediterraneo, destando così sospetto e preoccupazione, nonché il risentimento di Israele per la provocazione. La fregata Alvand e la nave di approvvigionamento Kharg, in queste ore passeranno nuovamente il canale di Suez rientrando nel mar Rosso. Il giallo sulle due navi da guerra iraniane aveva suscitato l’apprensione dell’intera comunità internazionale, specie degli Stati Uniti e di Israele che le han sorvegliate con molta attenzione. Nel canale di Suez non transitavano navi da guerra iraniane sin dall’epoca della rivoluzione islamica del 1979.
      Le due navi iraniane hanno sostato a Latakia (anche detta Latakiyah o Lattakia), città con il principale porto della Siria. Apparentemente la loro missione non aveva a che vedere con gli sviluppi in corso nell’area del Mediterraneo; ci sono però fonti di intelligence che affermano la fregata Alvand sia dotata di nuovi missili antinave e anti-radar (quindi non quelli della vecchia dotazione rilevabile da Wikipedia) e non a caso sia stata inviata nel Mediterraneo proprio in questi giorni..

    9. Guido Eugenio
      5 marzo 2011 at 00:56

      Barack Obama vuole l’intervento militare in Libia. Robert Gates è contrario. La crisi libica divide l’amministrazione Usa.

      Ecco il titolo più gettonato di oggi sulla stampa online americana. Il dibattito profondo che divide il governo degli Stati Uniti su come procedere per risolvere la rivolta in Libia e nei confronti di Muammar Gheddafi.
      Nell’ultima settimana una serie di dichiarazioni contrastanti; il presidente Barack Obama, il segretario di Stato Hillary Clinton, il segretario alla difesa Robert Gates ed il capo di stato maggiore, Ammiraglio Mike Mullen; tutti visti come “tirare” in direzioni diverse.
      Anche il media online Debka afferma che le sue fonti a Washington rivelano come il presidente Obama sia favorevole all’intervento militare Usa in Libia, eventualmente con il supporto delle truppe Egiziane.

      Barack Obama vuole una no-fly zone sui cieli libici e le forze speciali dispiegate negli aeroporti militari, per disattivare le forze aeree.
      Robert Gates, in un suo discorso, ha invece dichiarato: “A mio parere, a qualsiasi futuro segretario alla difesa che consigli al Presidente di inviare nuovamente un grande esercito di terra americano in Africa, o in Medio Oriente, o in Asia, dovrebbero esaminargli la testa”. Nei primi giorni di marzo ha rimarcato più volte i suoi argomenti contrari all’intervento americano in Libia, affermando: “Francamente la realtà è che ci sono un sacco di discorsi a ruota libera su alcune di queste opzioni militari”.
      L’opposizione di Gates a qualsiasi coinvolgimento militare degli Stati Uniti in Libia è così marcata che, quando la difesa annunciava l’invio di forze navali al largo delle coste libiche, egli ha ridotto il numero dei marines a bordo delle navi USS Kearsarge e USS Ponce.

      Sempre Debka, afferma come Gheddafi fosse stato informato (con largo anticipo sulle notizie dei media) della situazione confusa a Washington dal presidente Hugo Chavez e, a sua volta, quest’ultimo ne sia venuto a conoscenza da due fonti: Il presidente iraniano, Ahmed Ahmadinejad, ed il primo ministro turco, Tayyip Erdogan, per l’ottimo lavoro delle loro intelligence..

      Al contrario, sempre a dire di Debka, gli Stati Uniti brancolano nel buio in Libia, per la mancanza di attività di intelligence sul terreno. Gli Usa sono in alto mare con le informazioni sullo svolgimento degli eventi da entrambi i lati della divisione libica; loro uniche fonti, gli immigrati o espatriati libici in Europa e le aziende che lavorano in Libia nel campo petrolifero.
      Il presidente Barack Obama avrebbe già istituito un team della CIA, del National Security Council ed esperti di intelligence del Pentagono, proprio per iniziare ad organizzare il lavoro sotto copertura di una rete informatori all’interno della Libia. Ma, ovviamente, questo richiederà un certo tempo.

    10. Guido Eugenio
      7 marzo 2011 at 16:18

      @no-Gheddafi

      Nostre fonti informative sono Siti web specializzati su queste tematiche, come: debka.com, janes.com, globalsecurity.org, stratfor.com ed altri; oltre a stampa e media online esclusi, ovviamente, quelli italiani. E’ palese che le notizie pubblicate dai Portali web appena citati possono essere di parte, quindi bisogna fare attenzione giacché le loro fonti spesso provengono anche da intelligence di Paesi interessati a quelle aree.

    11. Guido Eugenio
      7 marzo 2011 at 19:15

      Il presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha fatto partire il segretario alla difesa, Robert Gates, alla volta de Il Cairo, in Egitto, per una missione d’emergenza. Il disordine dei manifestanti è fuori controllo e la situazione sta sfuggendo dalle mani delle forze militari egiziane; il movimento di protesta in Egitto provoca profonda preoccupazione alla Casa Bianca. A detta di Hillary Clinton, segretario di stato americano, l’Iran sta finanziando la rivolta egiziana.
      Per alcuni, invece, ciò che preoccuperebbe l’amministrazione americana è che note riservate, files segreti e informazioni confidenziali dell’intelligence egiziana, potrebbero diventare presto di pubblico dominio.. questo a seguito della caduta dei tre centri Mahabis (prima della rivolta erano accessibili solo all’ex ministro egiziano dei servizi di intelligence Omar Suleiman) nelle mani dei rivoltosi.
      Barack Obama invia Robert Gates in Egitto per dare supporto al presidente Mubarak. Gli interessi americani, in questo caso, non ricadono sulle risorse, ossia non tanto per il petrolio o il gas; il principale interesse in questo caso è strategico, ovvero il controllo del canale di Suez che deve restare sotto il dominio di un presidente egiziano filo-americano, senza quindi il rischio che cada nelle mani della popolazione o della rivolta.

      La politica estera americana con Barack Obama è cambiata. Oggi si offre “democraticamente” supporto a Mubarak e non a Gheddafi; ma che differenza corre tra la rivolta in Libia e quella Egiziana? Ossia perché in Libia gli angloamericani stanno dalla parte del popolo in rivolta mentre, in Egitto, con il governo ed il presidente?

      Barack Obama non era il paladino della libertà e della rete? Tanto osannato da blogger italiani come, giusto per fare un esempio, Beppe Grillo, Claudio Messora e Piero Ricca. Cosa scriveranno di lui nel prossimo futuro? Sarebbe curioso chiederglielo!
      Comunque sia, staremo a vedere se Barack Obama è poi “diverso” dai suoi predecessori Bush:: George H. W. Bush (padre) e George W. Bush (figlio).

    12. Guido Eugenio
      8 marzo 2011 at 02:50

      Il Journal du Dimanche a firma di Laurent Valdiguié, ha di recente pubblicato un’intervista a Muammar Gheddafi.
      Nelle dichiarazioni del Rais svelati capi e mandanti della rivolta libica, egli tra l’altro, afferma: Si tratta di cellule di Al Qaeda, i leader della rivolta in Libia provengono dall’Iraq, dall’Afghanistan ed anche dall’Algeria, nonché dal carcere di Guantanamo ove, recentemente, sono stati rilasciati dei prigionieri. La situazione è grave per tutto l’Occidente e tutto il Mediterraneo; i dirigenti europei come possono non capirlo? Il rischio che il terrorismo si estenda su scala planetaria è evidente. Tutto è stato pianificato, gli eventi sono stati presentati ai media e alla stampa estera in modo distorto ed assai diverso della realtà; è stato detto che si sparava su manifestanti tranquilli.. la gente di Al Qaeda non organizza manifestazioni! Non ci sono state manifestazioni in Libia! E nessuno ha sparato sui manifestanti! Questa è gente che sgozza le persone, che ha tirato fuori prigionieri dalle carceri, distribuendo loro armi perché andassero a saccheggiare case, violentassero donne e attaccassero le famiglie. Non ho mai sparato sulla mia gente!
      Voi non credete che da anni il regime algerino combatte l’estremismo islamico facendo uso della forza! Non credete che gli israeliani bombardano Gaza, facendo vittime fra i civili, a causa dei gruppi armati che si trovano lì? Non sapete che in Afghanistan o in Iraq l’esercito americano provoca regolarmente vittime fra i civili? Qui in Libia non abbiamo sparato su nessuno; sfido la comunità internazionale a dimostrare il contrario.
      Senza essere competente, per gli affari interni di un Paese, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha deciso una risoluzione contro la Libia; se vuole immischiarsi, che invii una commissione d’inchiesta, io sono favorevole. Paesi, come la Francia, si mettano al più presto a capo di questa commissione d’inchiesta e che blocchino la risoluzione dell’Onu al Consiglio di sicurezza; inoltre facciano interrompere gli interventi esterni nella regione di Bengasi. Esistono contatti semi-ufficiali dei britannici e di altri europei, con personaggi di Bengasi. Abbiamo bloccato un elicottero olandese atterrato in Libia senza autorizzazione ed i piloti sono stati arrestati e fatti prigionieri.
      Il blocco dei beni portato a termine dagli americani è un atto di pirateria imposto sul denaro dello Stato libico. Gli Stati Uniti semplicemente vogliono rubare denaro allo Stato libico e mentono dicendo che si tratta di denaro di Gheddafi, ma io non posseggo nulla! Che sia fatta un’inchiesta affinché sia dimostrato a chi appartengono quei soldi.

    13. Guido Eugenio
      8 marzo 2011 at 07:25

      Barack Obama scalpita, vuole la guerra. Sono assidue le sue pressioni, anche in seno alla Nato, per l’opzione militare contro la Libia; si rafforza così la possibilità di un’azione militare congiunta, Nato e Stati Uniti d’America (ossia gli “esportatori” di democrazia), per porre fine all’era “Gheddafi” in Libia. Ovviamente, a pretesto, sono prese le “del tutto presunte” violenze del regime libico contro i civili; presunte al punto che la stessa Nato ammette di non saperne abbastanza quando fa sapere, in una nota, che gli aerei da ricognizione Awacs stanno pattugliando i cieli della Libia 24 ore su 24 e non più, come era sino a ieri, dieci ore al giorno.
      Il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, nega che l’applicazione di una “no-fly zone” sia stata già pianificata; ma afferma che, al momento, le forze americane presenti nell’area del Mediterraneo sian pronte soltanto ad operazioni per la neutralizzazione dell’aviazione militare libica, degli elicotteri da guerra di Gheddafi, delle torri di controllo dello spazio aereo, nonché a fornire assistenza militare ai ribelli.. Anche il senatore repubblicano, John McCain, ha già ipotizzato che Washington possa fornire tutta l’assistenza tecnica necessaria ed i mezzi di informazione ai ribelli presenti in Libia. E Certo, John McCain è quello che fece la propria campagna elettorale, nell’estate del 2008, provocando la guerra russo-georgiana, in Ossezia del Sud, con gli stessi mezzi e metodi; cioè all’epoca fornendo tutta l’assistenza tecnica ed i mezzi di informazione ai militari georgiani, guidati dal pazzoide schizofrenico presidente Sakaashvili, per l’attacco alla popolazione civile in Ossezia.

      Ma Mosca questa volta mette però tutti in guardia, il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov risponde: Siamo contrari ad ogni ingerenza, “il problema è solo libico, se la vedano loro”, la Russia è contro qualsiasi intervento straniero in Libia. Siamo contrari a qualsiasi tipo di missione militare internazionale in Libia e, quali membri permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, bloccheremo attraverso l’uso del veto, qualsiasi nuova risoluzione in sede ONU.

    14. Guido Eugenio
      20 marzo 2011 at 18:02

      Non è strano che, proprio dopo l’intervista ad Euronews del figlio di Gheddafi, Saif al-Islam Gheddafi, ove afferma che la campagna elettorale dell’attuale presidente francese Nicholas Sarkozy è stata finanziata dalla Libia, la Francia entri in guerra contro la Libia.. E’ per cancellare quelle prove una delle motivazioni dell’inizio del conflitto? Cosa sta succedendo in Libia? Avrete di certo notato le bandiere che sventolano i rivoltosi, issate su di un bel manico.. Chi le ha fornite, dove le hanno prese? Se davvero fosse in atto una rivolta delle dimensioni che vogliono farci credere un paio di media arabi, quelli europei ed angloamericani, è mai possibile che in Libia la gente, invece che tapparsi in casa o scappare, abbia avuto il tempo di cucire bandiere così belle? Oppure si tratta di un’altra rivoluzione colorata, dove i gadget sono forniti da Paesi interessati alle risorse libiche come gas e petrolio?

    15. Guido Eugenio
      20 marzo 2011 at 18:17

      In questo teatrino dell’assurdo sembra quasi impossibile farsi un’opinione; solo una cosa è certa, quella che nel nord Africa stanno cadendo regimi retti da governanti anziani e corrotti.. E per i Paesi imperialisti questi regimi vanno sostituiti in fretta, prima che politici giovani e affidabili possano essere messi a capo di Paesi che poi sarebbero, per Francia, Inghilterra e Usa, praticamente ingovernabili e non influenzabili. Gli imperialisti devono agire e di fretta, non possono perdere la partita sul controllo della risorsa del futuro, prevalentemente sul gas, specie adesso; adesso che il nucleare, dopo gli eventi del Giappone, verrà molto probabilmente messo al bando. La Francia, produttrice di combustibile nucleare ad alto contenuto di plutonio (le scorie più si rilavorano e più evidentemente hanno questo effetto collaterale) ha i mesi contati; il rischio è il collasso dell’economia nell’arco di breve tempo.. bisogna assolutamente mettere le mani sul gas. Niente di meglio che entrare in conflitto con la Libia, una volta conquistata ne gestirà le sue risorse naturali.

    16. Guido Eugenio
      20 marzo 2011 at 22:11

      La Russia aveva chiesto con tempestività ed a poche ore dal voto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, alcuni chiarimenti sulla no-fly zone imposta alla Libia. La Russia chiedeva chiarimenti sul “progetto di risoluzione” presentato in Consiglio di Sicurezza e che prevede la creazione di una zona di interdizione al volo sulla Libia; le domande erano sul tema poco chiaro di “quale saranno i meccanismi di controllo di tal risoluzione, chi la metterà in pratica e in quali forme”. Tutto ciò, ovviamente, non è stato chiarito. Russia e Cina, entrambi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, quindi con diritto di veto, si sono mostrate fino ad ora opposte e scettiche riguardo al ricorso alla forza contro le truppe del leader libico Muammar Gheddafi.
      Invece Francia, Inghilterra e Stati Uniti, congiuntamente, hanno attaccato la Libia.

    17. Guido Eugenio
      20 marzo 2011 at 22:49

      Gli Stati Uniti sono prudente, non desiderano inimicizie nel mondo arabo, quindi non vanno oltre alle dichiarazioni riportate dalla stampa americana; vogliono solo imporre la “no-fly zone” e non sono interessati ad un conflitto diretto con la Libia. Inghilterra e Francia, invece, sono più propense allo scontro, e lasciano comprendere che la loro azione non sarà limitata all’imposizione della no-fly zone, bensì si spingerà oltre. Se così fosse lo scenario che si intravede sarebbe quello di un conflitto, sotto molti aspetti, del tutto simile a quello in Afganistan ma, questa volta, nel Mediterraneo.
      Gheddafi e le forze armate libiche non sono state colte alla sprovvista, di sorpresa, come qualcuno potrebbe azzardare a pensare; nella terza settimana di febbraio il grosso dei mezzi militari, la contraerea, le più sofisticate apparecchiature belliche, erano già nel sud della Libia, fuori della portata degli aerei inglesi e francesi. Ciò significa i bombardamenti delle ultime ore (40 bombe lanciate dai B-2, oltre a circa 110 missili da crociera Tomahawk, lanciati da navi britanniche e statunitensi) sono serviti a ben poco, e probabilmente il loro effetto sarà quello di far insorgere il popolo libico contro gli invasori. Non per niente Gheddafi, nei giorni scorsi, annunciava che stava armando un milione di libici per difendere il Paese..

    18. Guido Eugenio
      20 marzo 2011 at 23:26

      Aver spostato l’arsenale libico al sud del Paese, cioè ai margini del deserto del Sahara e fuori della portata degli aerei da guerra francesi e inglesi comporta per la “coalizione degli esportatori di democrazia” diversi rischi; per poter colpire gli aerei caccia non avrebbero abbastanza autonomia così, nella delicata procedura del rifornimento in volo, diverrebbero bersagli facili. La macchina bellica della Libia è intatta e consiste di attrezzature di tutto rispetto. La stessa contraerea, spostata nel sud, si è salvata dai bombardamenti; è composta da missili russi SA-5, antiradar e in grado di colpire velivoli in volo a media ed alta quota; missili K38 Igla9 (SA-18) montati e lanciati da camion italiani della Iveco, anche se non di nuova concezione hanno il vantaggio della mobilità, quindi possono rivelarsi molto pericolosi. Questo tipo di installazioni la Libia le commissiono tempo addietro, segretamente, acquistandole in Croazia e Montenegro. Pare anche Gheddafi disponga di un altro tipo di difesa aerea, comprata tempo fa’ in Bielorussia, ma per adesso c’è incertezza se la Libia realmente dispone di queste armi.
      Gli strateghi militari francesi ed inglesi (gli americani non si pronunciano) sanno bene delle difficoltà che incontreranno con l’utilizzo dei soli attacchi aerei, e contano, per la riuscita di un’eventuale azione in terra libica, sulla collaborazione della popolazione tribale della Libia, da sempre in conflitto con Gheddafi; anche questa tattica somiglia molto con quella, a suo tempo, messa in atto in Afganistan ed i risultati li conosciamo bene..

    19. Guido Eugenio
      21 marzo 2011 at 13:06

      Che cosa significa no-fly zone? Leggo da Wikipedia; la no fly zone:

      “..è una zona d’esclusione aerea (in inglese No-fly zone, acronimo: NFZ) è un territorio sul quale vige il divieto di volare. Tali zone vengono di solito dichiarate in un contesto di controllo militare degli spazi aerei per delimitare una zona demilitarizzata del cielo..”

      Quindi, in sostanza, il termine servirebbe per indicare una zona o territorio nel quale non è permesso di volare. Ma allora la conseguenza della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che impone una zona di interdizione al volo sulla Libia, doveva essere quella di controllare i cieli libici e non permettere, con l’uso della forza per chi trasgredisce, voli in quello spazio aereo. Bene il concetto è molto chiaro anche se Russia e Cina chiedevano ulteriori precisazioni, ma non è stato altrettanto chiaro come lo abbiano interpretato americani, inglesi e francesi; ossia a cosa è servito sparare 112 missili Tomahawk dalle loro navi, in un bombardamento a tappeto ai danni della Libia, se non a incutere terrore e mietere vittime tra i civili? Con questa azione di guerra chiamata “Odyssey Down” gli “esportatori di democrazia” hanno risposto al cavillo “interpretativo” che Cina e Russia volevano precisato sul progetto della risoluzione ONU: “quali saranno i meccanismi di controllo di tal risoluzione, chi la metterà in pratica e in quali forme” le risposte sono scritte nelle 40 bombe sganciate dai tre bombardieri B-2 e sui 112 missili Tomahawk.

    20. Guido Eugenio
      23 marzo 2011 at 03:56

      Risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite:

      E’ la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, relativa al conflitto in Libia iniziato nel 2011; è una misura adottata in data 18 marzo 2011 (per esattezza nella notte tra il 17 ed il 18). La risoluzione del Consiglio di Sicurezza è stata proposta da Stati Uniti, Francia, Libano e Regno Unito. Dieci membri del Consiglio di sicurezza hanno votato a favore e questi sono: Bosnia-Erzegovina, Colombia, Gabon, Libano, Nigeria, Portogallo, Sudafrica e, dei membri permanenti, Francia, Regno Unito e Stati Uniti.
      Cinque Paesi: Brasile, Germania, India e, dei membri permanenti, Cina e Russia, si sono astenuti dal voto.
      Nessuno dei membri del Consiglio di Sicurezza ha espresso parere contrario; Russia e Cina, pur potendo porre il veto, non hanno esercitato questa facoltà.

      La risoluzione chiede un “immediato cessate il fuoco” ed autorizza la comunità internazionale ad istituire una “no-fly zone” in Libia nonché ad utilizzare tutti i mezzi necessari per proteggere i civili ed imporre un cessate il fuoco.

      Risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite:
      Ecco una sintesi del contenuto delle principali disposizioni della risoluzione adottata ai sensi del Capitolo 7-mo della Carta delle Nazioni Unite:
      – chiede l’istituzione immediata di una tregua e la fine completa delle violenze e degli attacchi ai danni dei civili;
      – impone una zona di divieto di sorvolo sopra i cieli libici;
      – autorizza tutti i mezzi necessari a proteggere i civili e le aree popolate da civili, ad esclusione di qualsiasi azione che comporti la presenza di una “forza occupante”;
      – rafforza l’embargo sulle armi e in particolare l’azione contro i mercenari, consentendo ispezioni forzate in “porti e aeroporti, in alto mare, su navi ed aerei”;
      -impone la proibizione di tutti i voli commerciali libici per fermare l’afflusso di denaro nelle casse di Gheddafi o l’arrivo di nuovi mercenari;
      – impone il congelamento dei beni e delle proprietà delle autorità libiche e ribadisce che le attività di queste ultime dovrebbero essere indirizzate a beneficio del popolo libico;
      – estende alcuni punti della Risoluzione 1970 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad un certo numero di altri individui ed entità libiche;
      – istituisce una commissione di esperti per monitorare e promuovere l’applicazione delle sanzioni.

    21. Monaca di Monza
      27 marzo 2011 at 18:26

      Il futuro dei paesi arabi non ha volti nuovi. Del resto le sommosse sono state innescate da giovani che non avevano alcuna esperienza nella politica e dunque “il dopo” presenta evidenti fattori di continuità, almeno nei leader. Queste rivolte in atto non sono necessariamente rivoluzioni; è evidente che i nuovi leader dovranno muoversi in contesti più simili a regimi pluralisti che alle autocrazie..

    22. Guido Eugenio
      29 marzo 2011 at 16:03

      Intervento militare in Libia, ovvero Guerra in Libia; poiché di guerra trattasi e non d’altro, come vorrebbero farci credere.
      Qualche dato sull’Italia:
      L’Italia partecipa con quattro cacciabombardieri Tornado ECR dell’Aeronautica Militare, impiegati per svolgere missioni SEAD, supportati da due Tornado IDS in versione aerocisterna, da un C-130J e scortati da quattro caccia intercettori F-16. Il 25 marzo la Marina Militare ha fornito all’operazione “Unified Protector” la portaerei leggera Giuseppe Garibaldi, la fregata Libeccio, il pattugliatore Comandante Bettica e la nave ausiliaria Etna, a cui si sono aggiunti il cacciatorpediniere lanciamissili Andrea Doria e la fregata Euro.
      Le basi militari utilizzate dalla coalizione in territorio italiano sono:
      Trapani, Sigonella, Gioia del Colle, Capodichino.

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