Russista italiano: La lingua russa è la mia passione

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Учить русский Studiare russo

Adesso è sempre più di moda la lingua russa, molti italiani desiderano impararla; Amedeo Pagliaroli l’ha studiata all’Università La Sapienza, presso la Facoltà della Lingua e Letteratura Russa. Gli abbiamo chiesto di raccontarci come decise di avvicinarsi alla nostra lingua ed apprenderla, come mai ha legato se stesso alla Russia, e quali difficoltà e vantaggi vede nello studiare e conoscere il russo.

Mi è stato proposto di scrivere un articolo in cui io analizzi e descriva lo studio della lingua russa in Italia, nello specifico all’Università di Roma.

C’è da fare subito una precisazione importante. I giovani che scelgono di avvicinarsi alla lingua e alla cultura russa, diversamente da chi sceglie di studiare altre lingue occidentali, è consapevole – o dovrebbe esserlo – che sarà impossibile capire e saper usare in modo corretto e approfondito questo idioma senza conoscere a fondo prima l’aspetto mentale del popolo russo e la sua storia.

Sembrerebbe un’affermazione scontata, la mia. In parte lo è. Inoltre, non voglio in alcun modo togliere spessore e complessità alle altre culture.

Infatti questa è una regola valida, direi necessaria, per lo studio di ogni lingua. Tuttavia, se con il francese, l’inglese o il tedesco, l’apprendimento della lingua può procedere di pari passo con la scoperta della letteratura e della tradizione culturale, nel caso del russo le cose cambiano. La lingua, in questo caso, serve soprattutto da strumento utile a sondare le favolose pagine dei grandi (e piccoli) autori, a penetrare le numerose pieghe della tradizione storica, politica e sociale russa; proprio per questo, però, non è pensabile saper “parlare russo” senza conoscere prima il significato di kulaki, inturist, toska, e di molti atri termini, che non sono solo termini, ma rappresentano anime ed epoche intere della Russia.

Questa premessa giustifica in gran parte il crollo di iscritti al corso di lingua e letteratura russa all’università “La Sapienza”. Al primo semestre del primo anno abbiamo raggiunto punte di quasi 200 iscritti; a metà anno accademico rinuncia un terzo; a fine anno ci si ritrova ad essere la metà, se non di meno.

In pochi nutrono una autentica passione per il mondo slavo, in pochi sono disposti a sgobbare ogni giorno o quasi per capire come diamine funzionino i casi, le desinenze, i complementi, e tante altre cose.

Ma chi la scopre e la nutre davvero, beh, non può fare a meno di seguirla. Un amante della cultura slava – russa, nel nostro caso – lo resterà per sempre, dedica sempre un pensiero a questo fantastico complesso di enigmi, stranezze e curiosità.

Trovo importante, a questo punto, raccontarvi di me. Perché ho scelto questa strada?

Ammetto che sono stato molto fortunato: ho scelto la mia carriera a otto anni.

A quella età mi ritrovai per la prima volta di fronte ad un pullman da cui scendevano tante teste bionde – nasce l’amore. Si trattava di bambini e bambine bielorussi/e che, per via delle radiazioni di Černobyl’ (Чорнобиль Чернобыль), venivano ospitati da alcune famiglie italiane per uno o due mesi d’estate, così da fare scorta di aria più sana.

Rimasi estasiato. Per me, che già chiedevo a mia sorella di insegnarmi l’inglese che lei imparava a scuola, sentir parlare in un modo così nuovo, strano, duro tutti quei coetanei era stupendo. Chiesi loro di usare solo il russo per comunicare con me. Dopo qualche estate lo parlicchiavo e capivo un po’ – sgrammatico, di certo, della serie: “Я хочу вода”,  “Я люблю ты”. Per me era già qualcosa, qualcosa che mi rendeva già felice. Parlavo in un modo che nessuno capiva – wow!

Da qui nasce la mia passione profonda per la lingua russa – sì, in realtà il mio amore viscerale è per la lingua; il resto è nato dopo.

Gli obiettivi e i profili professionali a cui mirano studenti e studentesse di russo sono diversi. C’è chi, come me, sogna di diventare docente universitario, per trasmettere ad altri conoscenza e sapere – anche se la mia priorità è la traduzione di opere letterarie; c’è chi, invece, spera di poter usare il russo in ambiti più tecnici, come l’informatica, il commercio e il turismo; infine, altri/e si vorranno occupare di altro nella vita, ma non vogliono rinunciare al piacere che dà leggere i mattoni della letteratura russa: parlo dei classici Tolstoj, Dostoevskij, Turgenev, Gogol’, ecc. (Толстой, Достоевский, Тургенев, Гоголь).

I motivi, dunque, per cui molti giovani italiani intraprendono lo studio del russo sono diversi; sono universali, invece, le difficoltà.

Prima di tutto, bisogna accettare di rinunciare alle comodissime preposizioni e di dover ricorrere ai casi per esprimere ogni complemento: se per noi italiani è semplicissimo dire “la penna di Maria” per esprimere l’appartenenza, i russi useranno il caso genitivo del nome Marija, eliminando del tutto la preposizione. Questo perché il russo è una lingua sintetica, non analitica, come lo era il latino, e come lo sono quasi tutte le lingue slave moderne: distingue sei casi diversi, accompagnati o meno da preposizioni, ognuno dei quali ha delle proprie desinenze fisse – da imparare a memoria, ovvio!

O ancora, l’incubo degli incubi: il modo perfettivo e imperfettivo dei verbi.

Tutti i verbi russi hanno una doppia forma, perfettiva e imperfettiva – generalizzando, la prima usata per indicare azioni precise, finite, concluse, che hanno dato un risultato, la seconda per azioni più incerte, generali. Ma appunto, generalizzando. Si contano, infatti, decine e decine di eccezioni, che è difficilissimo capire – e usare l’uno o l’altro a volte cambia del tutto il significato della frase. Esempio concreto: “Я читал книгу” (Leggevo un libro/Stavo leggendo un libro/ Ho letto un libro, senza specificare nulla) è diverso da “Я прочитал книгу” (Ho letto un libro, nel senso che l’ho terminato, letto tutto!). Quindi in russo è possibile dire: “Я читал книгу но не прочитал” (Leggevo un libro ma non l’ho finito), oppure “Я долго изучал правило но не выучил” (Ho studiato a lungo la regola ma non [alla fine] non l’ho imparata).

Infine .. i verbi di moto.

La lingua russa prevede un uso e un trattamento speciale per i verbi che indicano un movimento, distinguendo, innanzitutto, tra moto eseguito a piedi e moto con un mezzo di trasporto – “andare” in russo si dice in modi diversi se è a piedi, in macchina, in nave o in aereo! Ma capire questo è ancora quasi possibile. La cosa si fa difficile quando si deve distinguere tra monodirezionali e pluridirezionali: ai primi esercizi noi studenti ci buttiamo ad indovinare, è l’unica!

Insomma. Imparare questa lingua non è una passeggiata, ma con un po’ d’impegno è più che possibile.

Ora. Non posso e non voglio sottovalutare lo splendido lavoro portato avanti dalle professoresse della mia università, a cui sono profondamente grato.

La Sapienza ha avuto l’onore di accogliere i più grandi slavisti italiani, come Ettore Lo Gatto, Michele Colucci, Angelo Maria Ripellino ..E oggi accoglie i loro stessi allievi, che sono i miei professori, come la Prof.ssa Rita Giuliani. Le sue lezioni di letteratura non sono fatte solo per prendere appunti da studiare per gli esami, sono ore di cui godere di spirito, sono un piacere per l’anima! I nostri professori uniscono preparazione di altissimo livello, passione sincera e un grande dinamismo: da noi non mancano mai iniziative, attività – convegni, conferenze, giornate di studi – e quant’altro possa promuovere la cultura russa in Italia.

Non mancano, di certo, i difetti. Alcuni miglioramenti sono certamente auspicabili. Ad esempio, pratichiamo poco la lingua orale, sono previste troppe poche ore di razgovor – conversazione – cosa che si fa sentire la prima volta che si va in viaggio-studio in Russia. Io andai a Pietroburgo per più di un mese, solo, e all’inizio l’impatto fu fortissimo: aver poca dimestichezza con la lingua non aiutò.

Si preferisce dare molta importanza alla grammatica – spesso all’estero ci viene detto che la nostra preparazione è ottima! – e alla traduzione russo-italiano, trascurando la capacità di spiegarsi e farsi capire. E’ pur vero, però, che basta trascorrere qualche mese in Russia per notare i passi avanti!

Altro appunto che farei. Trovo che sarebbe molto utile, nonché interessante, stabilire delle ore mensili di lezione dedicate esclusivamente all’analisi e alla scoperta di realia, concetti tipici della cultura russa, aspetti che la caratterizzano, e alla ricostruzione socio-culturale delle diverse epoche storiche: attraverso testimonianze dirette, filmati, documentari. Almeno a me avrebbe aiutato.

Studiare il russo a Roma è inoltre un’esperienza che ti porta più vicino alla Russia stessa. Sono numerosissimi gli scrittori, gli artisti e gli intellettuali russi che a partire dall’Ottocento si sono trasferiti a Roma e nell’Italia del sud (Napoli, Capri, Capo di Sorrento) per trarre ispirazione, per vivere e anche per morire. Roma è diventata la “patria dell’anima” di molti russi, il cui maggior rappresentante è di sicuro Gogol’, che scriveva della città: “..Il cielo è splendido, bevo la sua aria e dimentico il mondo intero..”

Punto finale. Gli sbocchi professionali.

In tutta sincerità, considerando anche la pessima condizione dell’Università italiana, non so dire se e quanto e come una laurea in lingua e letteratura russa sia spendibile nel lavoro. Potenzialmente, lo è tantissimo. Praticamente, non lo so.

So dirvi, però, che studiare questa lingua e questa cultura è un’esperienza unica, andare in Russia – con tutti gli choc che comporta – lo è altrettanto.

Voglio mantenere viva la mia speranza.

Intanto, mi godo l’amore.

Per leggere ancora su Amedeo Pagliaroli potete visitare il suo blog personale Mente miscellanea.

KOS

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3 comments for “Russista italiano: La lingua russa è la mia passione

  1. Tolyan
    27 dicembre 2013 at 18:20

    Ciao, mi è piaciuto il racconto, molto interessante. Anch’io vorrei presto andare in Russia per approfondire lo studio della lingua.

  2. Albina
    10 dicembre 2017 at 13:23

    Anche a me é piaciuto molto il suo articolo. Sono di origine russa e comprendo perfettamente tutto quello che é stato descritto sopra. Oggi come oggi le lingue sono importanti e senz’altro serve anche la lingua russa in quanto é molto usata. La nostra vita É un continuo viaggio e dipende solo da noi se sarà ampio,interessante,divertente e multiculturale o resta a circuito chiuso,povero di conoscenze e vissute,con poche probabilità di espandere le nostra mente fuori dal luogo di nascita. Lanciatevi di esplorare la vita!

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